Fuori la guerra da Unipg: studenti contro l’invito di Leonardo Spa e Rheinmetall a Scienze Politiche

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Workshop e case studies con esperti di Leonardo e Rheinmetall entrano nei programmi di corso di unipg, studenti e studentesse promuovono un’azione dimostrativa contro il coinvolgimento dell’industria bellica

Questa mattina, 27 Febbraio alle 11 e 30, studenti e studentesse si sono riuniti per un’azione dimostrativa nell’atrio del dipartimento di scienze politiche per contestare l’introduzione anche per l’anno accademico 2024/25 del corso intitolato “Sistemi d’intelligence e sicurezza nazionale”. Oggetto di insegnamento tra i vari argomenti figurano: influenza e manipolazione della narrazione, conduzione di interrogatori, tecniche di sorveglianza.

A preoccupare gli studenti, la presenza nel programma del corso di laboratori e seminari con Leonardo e Rheinmetall, due delle principale aziende europee impegnate nel settore degli armamenti – “non è solo il corso di per sé il problema, ma che esso sia il pretesto per aprire le porte dell’università ai principali attori dell’industria bellica, normalizzando e legittimando una visione della guerra come un settore comune in cui fare business”- dichiara Michele Saraceni, coordinatore di Link

Con quest’azione gli studenti vogliono che sia fatta chiarezza e che l’università prenda posizione – “contribuire al disarmo globale e promuovere un sapere indipendente e in contrasto al mercato della guerra significa muovere azioni concrete, a partire dalla revoca dell’invito a questi soggetti privati”- continua Saraceni.

Per gli studenti è incomprensibile che l’università degli studi di perugia, membro della rete delle università italiane per la pace, oggi conceda un tale spazio alle aziende belliche e rilanciano – ” contro un sistema che taglia risorse all’università pubblica e ai servizi essenziali per aumentare le spese militari del 7,3% bisogna invece prendere provvedimenti per garantire l’indipendenza della ricerca e della conoscenza e impedire che si facciano protocolli d’intesa con aziende che speculano e si arricchiscono grazie alla guerra e alla devastazione”- conclude il coordinatore